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LA VITA

NEL SUO ASPETTO FINALISTICO

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BOLOGNA NICOLA ZANIOHELLI

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University of Wisconsin

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THE GOVERNMENT OF ITALY

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DEL MEDESIMO AUTORE

Di un socialismo in accordo colla dottrina econo- mica liberale.

Edizione italiana, Fratelli Bocca, Torino, 1901. Edizione francese, Giard et Briére, Parigi, 1904,

La Sociologia nel Corso di filosofia positiva di Augusto Comte. |

Edizione italiana, Sandron, Palermo, 1904. Edizione francese, Giard et Briére, Parigi, 1902.

Sulla trasmissibilitá dei caratteri acquisiti. Ipotesi duna centro-epigenesi. Edizione italiana, Zanichelli, Bologna, 1907, Edizione francese, Alcan, Parigi, 1906. Edizione tedesca, Engelmann, Lipsia, 1907. Edizione inglese, The Open Court Publishing Co., Londra-Chi- cago, 1911.

Essais de synthése scientifique. (Le róle des «théoriciens » dans les sciences biologiques et sociologiques, - La valeur syn- _thétique du transformisme. - La mémotre biologique en energé- tigue. - Origine et nature mnémoniques des tendances ajfectives. - Qu? est-ce que la conscience. - Le phénoméne religieux. - Le Matérialisme historique, - Le socialisme). Edizione francese, Alcan, Parigi, 1912, Edizione inglese, George Allen and Unwin, Londra, 1918. Edizione spagnola, Araluce, Barcellona (in corso di stampa).

Psicologia del ragionamento.

Edizione italiana, Zanichelli, Bologna, 1920,

Edizione francese, Alcan, Parigi, 1920,

Edizione inglese, Kegan Paul, Trench, Trubner and Co., Londra, 1923.

Edizione spagnola, Calpe, Madrid, 1923.

DEL MEDESIMO AUTORE

Come funziona la nostra intelligenza. Edizione italiana, Zanichelli, Bologna, 1922,

Il finalismo della vita. Edizione italiana, Zanichelli, Bologna, 1922,

La memoria biologica. Saggi di una nuova conce- zione filosofica della vita.

Edizione italiana, Zanichelli, Bologna, 1922.

Edizione francese, Flammarion, Parigi, 1923.

Edizione inglese, Kegan Paul, Trench, Trubner and Co., Londra, 1925.

Religione, materialismo, socialismo. Edizione italiana, Zanichelli, Bologna, 1920.

Per una riforma socialista del diritto successorio. Edizione italiana, Zanichelli, Bologna, 1920. Edizione francese, F. Rieder et C.ie, Parigi, 1922, Edizione americana, Knopf, New York, 1924, Edizione inglese, The Labour Publishing Co., Londra, 1925,

Democrazia e fascismo. Edizione italiana, Alpes, Milano. 1924,

Les facteurs de la guerre et le probléme de la paix. Edizione francese, Alcan, Parigi, 1915. Edizione inglese, The Council for the Study of Internat. Re- lations, Londra, 1915, Edizione tedesca, Fússli, Zurigo, 1916, Edizione danese, Pios, Copenhagen, 1916. Edizione svedese, Svenska Andelsfórlaget, Stoccolma, 1916.

Per la pace del mondo.

Edizione italiana, Zanichelli, Bologna, 1925. Edizione francese, Bibliotheque Universelle, Ginevra, 1925.

EUGENIO RIGNANO

LA VITA

NEL SUO ASPETTO FINALISTICO

BOLOGNA | NICOOLA ZANICHELLI

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LA VITA

NEL SUO ASPETTO FINALISTICO

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Il secolare dibattito fra vitalisti e mecca- nicisti, nel tentare di dare una spiegazione della vita, non puó portare a conclusione veruna se prima non si mette bene in evidenza, e non si precisa esattamente in che consista, quella ca- ratteristica fondamentale comune a tutti 1 fe- nomeni vitali, consistente nell'aspetto finala- stico o teleologico che essi presentano nelle loro manifestazioni piú tipiche. E quello che ci pro- poniamo appunto di fare in questo studio, che non vuole quindi essere altro che un contributo alla soluzione del dibattito stesso.

A tale seopo passeremo rapidamente in rl- vista, nel modo piú suecinto e piú schematico possibile, le varie manifestazioni della vita, di- stinte in nove speciali categorie o sezioni, par- tendo dai fenomeni biologici piú semplici e risalendo su su ai piú complessi.

RIGNANO 1

E.

Finalismo del fenomeni fisiologici piu elementari. Assimilazione e metabolismo.

Fin dalle piú elementari e piú generali ma- nifestazioni della vita assimilazione e meta- bolismo ci troviamo di fronte a fenomeni finalistici, del tutto distinti da tutti quanti 1 restanti fenomeni del mondo inorganico.

L'assimilazione é una scelta. La sostanza vl- vente, che continuamente si distrugge nella sua fase di attivitá funzionale e che continuamente si ricostruisce nella conseguente sua fase di riposo riparatore, sceglie dalla piú complessa miscela di sostanze chimiche, che trovansi di- sciolte nel liquido nutritivo, esattamente quel composti o quei radicali o quei frammenti di gruppi atomici, capaci di ricostituirla nella medesima specificita di prima. E, in quanto scelta, ha uno spiecato aspetto finalistico,

Mentre mella formazione di eristalli non si ha che reciproca attrazione di molecole, tutte uguali fra loro, le quali non fanno che spostarsl nella soluzione per andare a sovrapporsi le une sulle altre, processo passivo, dunque, di sem- plice deposizione, nell” assimilazione, invece, si ha a che fare con un processo attivo di sin-

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tesi o di ricostruzione, a mezzo di materiali seelti ad hoc, e diversi dalla sostanza che essi sono Chiamati a reintegrare.

La sostanza vivente, in parte distruttasi o disassimilatasi nella sua precedente fase di at- tivita funzionale, sembra, dunque, «avere lo seopo », «tendere al fine », nella sua fase assi- milatrice, di riparare stessa e di tornare ad essere quella di prima. Ora, niente di simile si osserva nel mondo inorganico, nel quale ogni sostanza chimica in via di disintegrarsi o di trasformarsi in altri composti non presenta minimamente questa tendenga, mediante un proprio processo attiwo, alla propria ricostru- zione.

Il Loeb stesso costretto ad ammettere, nella sostanza vivente, « qualche meccanismo specifico sintetico », il quale sia specificamente diverso per le diverse cellule dei vari tessuti. Ma questo « meccanismo sintetico », la cui fun- zione non e gia soltanto quella di sintetizzare composti complessi quali che siano, bensi di ricostitulre quei precisi composti complessi Che nella fase disassimilatrice immediatamente precedente si sono da stessi distrutti, biso- gna evidentemente che dipenda dalla specificita e dalle modalita stesse di questo processo di- sintegratore immediatamente precedente: cam-

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biando quest' ultimo, a seconda degli stimol esterni specificamente diversi che lo provo- chino, e quindi cambiando la qualita o speci- ficitá della porzione distruttasi della sostanza vivente e da ricostituire, il meccanismo sinte- tizzatore dovrá mutare corrispondentemente, in modo da rifabbricare ogni volta esattamente ed esclustvamente quanto e stato distrutto dal corrispondente processo disassimilatore.

1l meccanismo sintetizzatore, in altre pa- role, deve stare al processo disintegratore nello stesso rapporto che la medaglia sta al conio: Cambiando quest'ultimo cambia in corrispon- denza esatta la figura della medaglia; cam- biando il processo disintegratore deve cambiare in una consimile corrispondenza esatta il mee- canismo integratore. |

E, dunque, come se fosse il processo disin- tegratore stesso che, mutando senso ma man- tenendosi specificamente identico in tutte le re- stanti sue modalita, si trasformasse egli stesso nel corrispondente meccanismo sintetizzatore. Ora, niente di simile si osserva nella materia inorganica, nella quale ogni processo di com- posizione o di sintesi dipende esclusivamente dalle proprietá chimiche dei materiali che si trovano in contatto e dalle condizioni fisiche ambientali in cui essi si trovano immersi, ma

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non mas dalle modalita del precedente processo disintegratore che ha prodotto quests material.

Se dal singolo fatto assimilativo passiamo ora a tutto quell'insieme di fatti alternativa- mente assimilativi e disassimilativi che prende nome di metabolismo, un* altra proprieta in- contriamo del processo vitale che non viene mal presentata da nessun processo del mondo inorganico naturale, cioé non artefatto dal- 1?uomo: ed é la proprieta di questo processo metabolico di mantenersi o tendere a riada- giarsi sempre in uno stato di equilibrio sta- Z1ONANIO.

Non é, dunque, la qualitá o il genere delle trasformazioni chimiche che avvengono nel me- tabolismo, il fatto che in quest*ultimo esse avvengono per vie o con procedimenti diversi che nei laboratori (p. es. a basse anziché ad alte temperature), cio che differenzia sostan- zlalmente il metabolismo da qualsiasi processo fisico-chimico del mondo inorganico, bensi il fatto che esso e, nella sua piú profonda es- senza, un processo in istato stazionario; che esso non ha luogo se non appunto in quanto stato stazionario; tanto che, se disturbato in questa sua stazionarieta da agenti perturba- tori, tende e perviene, come vedremo piú in- nanzi a proposito dei fenomeni di adattamento

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nuovo, a eliminare o a neutralizzare o a coin- volgere nel proprio processo la causa o la so- stanza perturbatrice e a riadagiarsi cosi nel- 1” equilibrio stazionario di prima oppure ad adagiarsi in un equilibrio stazionario nuovo.

Orbene, nella natura inorganica, prima che sia artefatta dall? uomo, non incontriamo mar alcuna tendenza consimile a mantenersi o qu riadagiarsi in istato di equilibrio dinamico staztonario ne incontriamo mar alcun processo che si trovi wm tale stato. Certo, la macchina a vapore che muove le maecchine-utensili di un opificio, la relativa caldaia, 1'acqua che scorre nel canale che la conduce alle turbine sono si- stemi meccanici o termodinamici o idrodina- mici tutti in uno stato di equilibrio stazionario, ma il tecnico sa quanti e quanti congegni sono necessari prima di riuscire a ragglungere que- sto fine. Parimente, la fiamma d'una candela, che molti hanno voluto comparare alla facella della vita, se si mantiene in uno stato d'equi- librio ehimico-dinamico stazionario, lo deve allo stoppino che e stato fabbricato dall? uomo in modo tale da mantenere costante 1*afflusso lungo di esso della cera fusa.

Riassumendo, 1”aspetto finalistico del meta- bolismo é dovuto: 1”: alla sua tendenza a ri- parare immediatamente alla distruzione or-

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ganica disassimilativa, con una corrispondente assimilazione che riproduce qualitativamente e quantitativamente identica a prima la parte distrutta; 2”: alla sua tendenza a permanere tm uno stato stazionario, contrariamente a tutto quanto avviene nel mondo inorganico naturale, e similmente invece a quanto avviene in molte macchine o processi artificiali, cui $”? uomo im- prime questa stazionarieta di funzionamento par dati suoi seopi; 3": alla tendenza o pro- prieta di auto-conservazione, di cui esso viene cosi a dotare sia ogni frammento di vita sia 1'organismo medesimo in tutto il suo complesso.

Troppo netto per non colpire anche il pro- fano €, invero, il distacco fra 1 organismo umano vivente, che si mantiene si puo dire quasi immutato durante, p. es., 1 trent*anni di maturita che vanno dall'etá di 25 a quella di d9 ami, e il cadavere di esso che in meno di 24 ore si trasforma rapidamente. Come mai questa differenza cosi sostanziale di comporta- mento se nell? organismo vivente non sono in gluoco che gli stessi agenti fisico-chimici che conducono il cadavere a cosi rapida disintegra- zione ?

Di fronte a questi fatti che siamo venuti fin qui a passare molto rapidamente in rivista, e Che distinguono cosi nettamente il fenomeno

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della vita, pur nelle sue manifestazioni piú ge- nerali e piú elementari, da tutti quanti i feno- meni del mondo inorganico naturale, che non presentano mai nulla di simile, é lecito doman- darci, cl sembra, se si addice effettivamente al vero spirito scientifico di ostinarsi a negare, contro 1? evidenza, che questi fatti presentano aleunche di sostanzialmente diverso dall” ordi- naria fenomenalita puramente fisico-chimica e di continuare perció a pretendere che le sole leggi fisico-chimiche debbono essere sufficienti a spiegarli; oppure, invece, se non sia piú con- forme al piú sano metodo positivo di cercare se coll*ipotetizzare una nuova forma di energia, obbediente in tutto e per tutto alle leggi ge- nerali dell” energetica, ma dotata di proprieta elementari ben definite, diverse da quelle di tutte le varie forme di energia del mondo inor- ganico, non si possa riuscire a «spiegare » queste proprieta cosl caratteristiche della vita, che sembrano altrettanti « misteri » finche ci sl ostina a spiegarle colle sole leggi fisico-chimi- che, all"uopo insufficienti. |

E quello che abbiamo tentato di fare, come é noto a coloro che hanno seguito i nostri studi di sintesi biologica, coll*'ipotesi che abbiamo svolta nelle nostre due opere La trasmissibilita dei caratteri acquisiti e La memoria biologica

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sulla proprietá dell'acecumulazione specifica che sarebbe propria ed esclusiva dell” energia posta da noi a base della vita, cioé a dire della corrispondenza reciprocamente univoca fra specificita di sostanza, ora accumulantesi ora disintegrantesi, e specificitáa della rispettiva attivazione energetica, corrispondentemente di carica o di searica. Ci e bastato sussidiare questa ipotesi dell”acecumulazione specifica con altra relativa al modo di prodursi delle sca- riche nucleari durante il cosidetto stato di ri- poso funzionale tale da far sl, come sopra abbiamo visto essere necessario, che il processo disintegratore si trasformi esso stesso nel cor- rispondente meccanismo sintetizzatore per avere appunto la spiegazione delle caratteri- stiche e proprietá ora rammentate dell*assimi- tazione e del metabolismo, peculiarissime ed esclusive della vita.

Ma su ció dobbiamo rimandare alle nostre opere sopra rammentate e specialmente al ca- pitolo quarto della nostra Memoria biologica, dedicato appunto alle proprietá energetiche della forma peculiare di energia da noi as- sunta a base della vita.

L*accenno a questa nostra ipotesi e ai ri- sultati esplicativi da essa raggiunti ha qui lo seopo soltanto di fornire una nuova prova che,

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mentre l'ostinarsi a negare ogni caratteristica peculiare della vita é, in quanto negazione di fatti irrefutabili, antiscientifico, e, in quanto preconcetta rinunzia a battere altre vie, é far professione d'inerzia intellettuale; il tentare, invece, qualche altra spiegazione a mezzo di nuove ipotesi circa le proprieta energetiche di qualche altra forma di energia a base della vita, e il sottoporre poi queste nuove ipotesi alla prova dei fatti, non e altro, anche se i primi ten- tativi fossero solo in minima parte coronati dal successo, che segurre quer metodr di scoperta, ai quali soltanto sono dovute le maggior: e piu feconde conquiste dell*"umano sapere.

Ci convinceremo tanto piú di questo quanto piú avanzeremo, nelle pagine che seguono, nella disanima degli altri aspetti finalistici della vita, che di quelli piú elementari e piú generali ora passati in rassegna altro non sono che le conseguenze piú o meno dirette o indi- rette e le manifestazioni piú o meno complesse.

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Finalismo dei fenomeni gencrativi e rigenerativi.

Anche all'osservazione piú profana e piú superficiale la facoltá di riproduzione o di auto- costruzione che hanno gli organismi sempre

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parsa come una caratteristica fondamentale della vita, che non ha nessun riscontro neppur lontanissimo con nessun fenomeno del mondo inorganico naturale; e neppure aleun riscontro colle stesse macchine create per dati suoi seopl dall'uomo, in quanto che nessuna macchina ha in stessa la capacita di produrre i propri organi e il propri elementi.

Fosse pure dunque 1? organismo del tutto splegabile quale « macchina » fisico-chimica, ri- marrebbe ancora da spiegare la cosa piú fon- damentale, cioé come questa macchina si sia costruita da se.

Troppo evidente é il finalismo dello svi- luppo ontogenetico perché si possa tentare se- riamente di negarlo. Esso risulta dal conver- gere di molteplici attivitá morfogenetiche a un fine unico; cioe alla creazione di una mera- vigliosa unitá funzionale, di cui ogni parte «serve » a mantenere la vita e a garantire il benessere del tutto.

L”embrione in via di sviluppo manifesta in ogni suo stadio una tale « armonia di compo- sizione », come la chiama il Driesch, che ha veramente del meraviglioso: Parti ed elementi diun organo si sviluppano ciascuno per conto proprio, ma quando hanno terminato il loro sviluppo si trova esattamente come succede

nella costruzione d'una macchina che com- baciano perfettamente tra loro e che l'uno si adatta all*altro in modo da venire a formare un unico organo complesso. Cosi, p. es., la bocca e 1”ntestino dell'embrione del riccio di mare iniziano il loro sviluppo in due punti lontani l*uno dall*altro e si sviluppano indipendente- mente l'uno dall'altro, ma nel loro accrescersi si muovono l'uno incontro all'altro, in modo che a sviluppo terminato combaciano perfet- tamente tra loro e costituiscono un canale unico.

Lo sviluppo ontogenetico tende evidente- mente verso un termine predeterminato; il suo aspetto finalistico dato appunto dal fatto che 1'organismo forma in stesso quanto sará pia tardi conforme allo seopo della propria conservazione; dato da questa quasi diremmo « previsione » di bisogni futuri, di cui sem- bra essere dotata l'attivita plasmatrice; come quando essa crea, p. es., nell'embrione che an- cora trovasi nell'utero materno, 1”organo della vista che non gli servira che nella vita extra- uterina, o lo stomaco e tutto il restante appa- rato digerente che a nulla servono all” em- brione che ancora si nutre del sangue materno, o i polmoni, sebbene nessuna funzione respl- ratoria sia ancora necessarla.

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E per questo che tutta l'ontogenesi sembra gurdata, «marshalled », come dicono gli in- glesi, da qualche intelligenza occulta o «en- telechia », nella stessa guisa che la mente del tecnico soprassiede alla costruzione d'una mae- china e dirige la messa in opera dei vari suol elementi. |

Il tendere dello sviluppo ontogenetico verso un termine predeterminato dimostrato anche dal fatto che 1%embrione, superate eventuali perturbazioni iniziali, che parrebbero dovere avere per effetto di farlo deviare definitiva- mente dal termine normale, e che tale ef- fetto avrebbero certamente se si trattasse d'un processo d'ordine puramente fisico-chimico, reagisce ad esse in modo da riassestarsi per cos1 dire nella sua solita carreggiata e ripren- dere il suo sviluppo normale.

Questa tendenza dell*'organismo ad arrivare a qualunque costo al termine predeterminato si manifesta anche, come é noto, pur senza far qui cenno dei fenomeni di isolamento e di spo- stamento dei blastomeri, di quelli di fusione di due o piú blastule o gastrule in un embrione unico, di altri consimili, in tutti i feno- meni di rigenerazione, in ispecie in quelli co- siddetti di « Rúckbildung » o « Umdifferenzie- rung », nei quali la parte rimasta perde le gia

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ragglunte sue differenziazioni e, tornando ad essere un cumulo di cellule indifferenziate, ri- prende ex-novo il processo di formazione del nuovo organismo. |

Orbene, di fronte a queste manifestazioni finalistiche se altre mai dei processi sia gene- rativi che rigenerativi, che risultano evidenti a chiunque li osservi senza preconcetti, che cosa hanno fatto e fanno i meccanicisti ad oltranza ? Si sono limitati e si limitano a rivolgere tutti i loro sforzi soltanto a cercare di dimostrare che date sostanze chimiche esercitano un*azione morfogena su dati sviluppi particolari, colla speranza di poter pol trionfalmente concludere che anche tutta la serie di fenomeni morfogeni, costituente lo sviluppo ontogenetico, deve es- sere spiegabile o dovráa col tempo venire spie- gata essa pure, completamente ed esclusiva- mente, da sole azioni fisico-chimiche.

Ma nel tentar ció hanno semplicemente seambiato un azione puramente sumcolatrice di attivita morfogene, giá in potenza nell' em- brione in via di sviluppo, con un*azione mor- fogena vera e propria. Facile ci sarebbe il di- mostrarlo se lo spazio ed il tempo qui a nostra disposizione ce lo permettessero.

Ché se poi fossero riusciti o riuscissero in questo loro assunto rimarrebbe loro ancora da

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spiegare anzi, ora piú che mai 1” aspetto finalistico che riveste questa complicata e cosl lunga serie di azioni e reazioni puramente fi- sico-chimiche, aspetto finalistico che i processi fisico-chimici non presentano invece mai nel mondo inorganico naturale, non artefatto fina- listicamente dall*uomo.

Anche di fronte a tutti questi fatti, esami- nati in questa seconda sezione, che distinguono cosi nettamente, per il loro cosi caratteristico aspetto finalistico, i fenomeni generativi e ri- generativi da tutti quanti i fenomeni del mondo inorganico naturale, i quali non presentano mai nulla di neppur lontanamente simile, é giusti- ficato, ci sembra, di domandarci, lancor qui, se é maggiormente conforme al vero spirito scien- tifico di chiudere gli occhi davanti alla cosi spie- cata impronta teleologica di questi fenomeni e di ostinarsi ad affermare che essi nulla presen- tano di <osi particolare da non potere venire spiegati dai comuni fattori fisico-chimici, gia in azione nel mondo inorganico; oppure, in- vece, se non sia piú conforme, qui pure, al sano metodo positivo di ricerca e di scoperta inve- stigare se non si possa con qualche nuova ipotesi, in milla contrastante colle verita piú fondamentali ormai assicurate alla scienza, renderci conto anche di questi fenomeni della

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generazione e rigenerazione. Rinunziando, in- somma, a una splegazióne puramente mecca- nistica O fisico-chimica di essi, la quale si ad- dimostra del tutto incapace a spiegare le loro peculiaritá piú caratteristiche ad aspetto finali- stico, si tratta di vedere se essi sono, per lo meno, pur sempre spiegabili energeticamente e determmisticamente, coll? assunzione di una nuova forma di attivitáa energetica, solo in azione nel mondo della vita.

Ora, quella proprietá stessa dell*accumula- zione specifica sopra supposta, che sarebbe pe- culiare di quella forma di energia posta da noi a base della vita, e che ci ha gia spiegato le proprietá fondamentali dell*assimilazione e del metabolismo, coadiuvata ed integrata che sia dalla ipotesi centro-epigenetica dello sviluppo, é piú che sufficiente, come abbiamo cercato di dimostrare nelle nostre due opere su citate, a fornirci appunto una spiegazione energetica e deterministica di tutti questi fenomeni gene- rativi e rigenerativi, anche in quello che essi hanno di piú spiccatamente teleologico, senza bisogno di ricorrere affatto a «entelechie » o ad altre entitá metafisiche o mistiche consimili, le quali implicano di per se la rinunzia a ogni e qualsiasi spiegazione scientifica causale.

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Siamo cosl riusciti, oltre che a comporre 1 tre dilemmi fondamentali dello sviluppo onto- genetico, preformismo o epigenesi, germi preformistici o sostanze germinali non rappre- sentative, somatizzazione nucleare o divisione nucleare qualitativamente uguale, da cui 1 biologhi non riuscivano a sottrarsi, anche a ren- der conto, anzitutto, della legge biogenetica fondamentale della ricapitolazione ontogenetica della filogenesi, e, poi, del meccanismo della tra- smissibilitá dei caratteri acquisiti, e della note- vole analogia, rilevata specialmente da Hering e da Semon, che i fenomeni dello sviluppo pre- sentano coi fenomeni mnemonici propriamente detti.

Ma per uno svolgimento piú dettagliato di tutto ció dobbiamo rimandare alla nostra opera su ricordata La trasmissibilita dei caratter: acquisiti. Ipotesi di una centroepigenes: (o ai capitoli secondo e terzo dell*altra nostra opera La memoria biologica, che ne danno un rias- sunto), perche e*incalza la lunga via che ab- biamo ancora da percorrere in questo esame, pur cosl fugace, dei principali aspetti finalistici della vita.

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III.

Finalismo dei fenomeni morfologici e fisiologici di adattamento prestabilito.

(Questo finalismo, in istretta dipendenza con quello ontogenetico sopra esaminato, e caratte- rizzato da ció che l'organismo, al momento in cui entra in contatto col mondo esterno, e prima che questo abbia avuto la possibilita di eserei- tare aleuna azione plasmatrice, si presenta gia completamente attrezzato di tutti quegli organi e gia capace di tutte quelle funzioni e attivita che valgono a renderlo adatto al proprio am- biente.

Rispetto ad ogni organo, ad. ogni funzione, ad ogni attivita vitale, di cui si presenta gia dotato 1"'organismo fino dal primo momento in cul inizia la sua vita al di fúori dell*uovo o del. 1? utero materno, la domanda «a che serve? », del tutto analoga a quella che il tecnico fa- rebbe per ogni elemento od organo o modalitá di funzionamento d*una macchina, costruita dall”uomo per dati fini, riceve sempre 1'ade- guata risposta.

Quale e stata la soluzione che i meccanicisti hanno tentato di dare di questo preadattamento morfologico e fisiologico, il cui finalismo si pre-

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sentava troppo evidente anche ai loro occhi per poterlo negare? Hanno creduto di trovarne la chiave esplicativa, come e noto, nella selezione naturale Darwiniana, la quale deve la sua grande e, ai suoi tempi, quasi incontrastata for- tuna appunto a questo suo tentativo di spiegare non finalisticamente questi fenomeni finalistici di preadattamento.

Qui non possiamo neppure in succinto rian- dare all? esame di tutte le prove e di tutte le argomentazioni le quali dimostrano 1” assoluta insufficienza di questa spiegazione Darwiniana, portata quasi direi al suo parossismo dal Weis- mann, 1'assoluta impossibilitá, cioé, di affidare al puro giuoco di variazioni fortuite, alle quali 1'organismo non prenderebbe alcuna parte at- tiva e le quali gli verrebbero in dono per cosi dire dal cielo, sia pure questo giuoco coa- diuvato da una incessante, rigorosa, attivis- sima selezione, di affidare, dico, a questa specie di gettito di dadi, cui l'organismo assl- sterebbe passivo, la costruzione di questo orga- nismo stesso, la costruzione, cioé, di un mecca- nismo piú complicato e piú perfetto delle stesse nostre macchine, e corrispondente a un proprio seopo ben definito, che rappresenta, in quanto tale, l'antitesi piú assoluta di processi lasciati in pura balia del caso. Dobbiamo rimandare per

2

questo alla nostra opera sopra citata su La tra- smissibilita der caratteri acquisits.

Ma la spiegazione Darwiniana é stata invo- cata a spiegazione di quel fenomeni di adatta- mento prestabilito che sono precipuamente di ordime morfologico, quando ancora erano non noti o poco noti quelli d* ordine fisiologico, i quali meno ancora dei primi si prestano ad al- cun neppur lontano tentativo di venir spiegati dalla accumulazione di variazioni puramente fortuite, sia pure passate al vaglio della sele- zione naturale. E in questi fenomeni di adatta- mento prestabilito d'ordine fisiologico 1*aspetto finalistico risulta, se possibile, ancora piú spie- cato, in quanto che hanno tutti lo secopo di mantenere o di ricondurre l” organismo nel proprio stato fistologico stazionario, malgrado eventuali variazioni del proprio ambiente.

Cosi, p. es., se la quantitá di acido carbonico nel sangue oltrepassa un certo limite, determi- nate cellule nervose situate nel centro respl- ratorio del bulbo reagiscono, eccitano i corri- spondenti muscoli respiratori, il ritmo delle respirazioni si accelera, le respirazioni diven- gono piú profonde e l'eccesso di acido carbo- nico e espulso, in modo da ristabilire 1” equi- librio nel sangue.

9%.

Ora, nessun processo fisico-chimico del mondo inorganico naturale lo rammentiamo ancora presenta neppur lontanamente al- cunché di simile, mutando esso sempre in per- fetta corrispondenza col proprio ambiente, an- ziche reagire ad esso in modo da mantenersi immutato.

Quanto sopra abbiamo detto circa la ten- denza del processo elementare metabolico di mantenersi esso stesso in istato stazionario spiega senz? altro la tendenza medesima del- 1” organismo nel suo insieme, la funzionalitá complessiva di quest*ultimo risultando da tutto l'insieme dei singoli processi metabolici cellu- lari. Non per questo, pero, e minore l'aspetto finalistico ulteriore, che si aggiunge a quello della tendenza per stessa, dei vari proce- dimenti reattivi fisiologiei coi quali 1*organismo riesce a soddisfarla, in quanto che 1*organismo se li trova gia congegnati e giá pronti a fun- zlonare appena se ne presenti 1”occasione.

Di fronte a tutti questi fatti di adattamento prestabilito, morfologico e fisiologico, di cui non abbiamo potuto dare che appena un cenno, e di fronte alla assoluta insufficienza della se- lezione Darwiniana a darne una spiegazione neppure lontanamente sufficiente, dobbiamo domandarci, nuovamente, se é piú conforme

al vero spirito scientifico forzarli ad entrare, loro malgrado, in una categoria di fenomeni, quella dei processi puramente fisico-chimici, ad entrare nella quale essi si addimostrano per la loro natura fondamentale assolutamente refrattari; o se, invece, non sia preferibile ten- tarne una spiegazione elaborata appositamente ed eselusivamente per essi, la quale renda conto sopratutto di quel loro aspetto finalistico, che é ció che ancor qui maggiormente li distingue da tutto quanto il mondo inorganico naturale, per sua natura essenzialmente ateleologico.

Ora, la loro spiegazione come risultera chiaro a chi ci ha seguiti fin qui trovasi gia implicita, per un certo lato, nell? altra sopra riassunta, atta a render conto dei fenomeni on- togenetici e della trasmissibilita dei caratteri aequisiti, in quanto che, evidentemente, tutti questi fenomeni morfologici e fisiologici di adat- tamento prestabilito non sono che la semplice riproduzione, per via di trasmissione eredi- taria, di fenomeni morfologici e fisiologici di adattamento nuovo, giá avvenuti nel corso del- l'evoluzione filogenetica. Di guisa che, onde ottenere per essi la spiegazione completa desi- derata, non occorre ormai che spiegare questi fenomeni appunto di adattamento nuovo, ai quali sará dedicata la sezione che segue.

IV.

Finalismo dei fenomeni morfologici e fisiologici di adattamento nuovo.

Mentre il finalismo dei fenomeni morfolo- gici e fisiologici di adattamento prestabilito non poteva non risaltare agli ocehi di tutti, tanto che i meccanicisti stessi si sono visti costretti a ricorrere alla dottrina Darwiniana della sele- zione naturale per tentarne una spiegazione, invece il finalismo di questi fenomeni di adatta- mento nuovo sembra a molti meno evidente, e viene addirittura negato da quei meccanicisti, che tentano di farli rientrare in quelli comuni a tutto il mondo inorganico naturale, nel quale ogni processo fisico-chimico si pone sempre in equilibrio colle nuove condizioni energetiche ambientali, che via via sopraggiungano.

Ma 1 aspetto finalistico perdura, invece, anche in tutti questi fenomeni di adattamento nuovo, in quanto che essi hanno, direttamente o indirettamente, tutti lo stesso unico e solito fine: la stazionarieta del rispettivo processo fisiologico; e, questo, sia ripristinando col mi- nimo possibile di modificazioni accessorle, transitorie o permanenti, lo stato stazionario antico che il nuovo ambiente od agente ha tur-

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bato, sia, quando questo ripristino non é piú possibile, adagiandosi in uno stato fisiologico nuovo, ma esso pure stazionario. Quasi che sia nella natura del processo vitale di non poter perdurare se non riesce, O prima o pol, in un modo o nellaltro, ad acquistare o riacquistare un'invarianza fisiologica qualsiasi.

Niente di simile avviene, invece, nei pro- cessi fisico-chimici del mondo inorganico natu- rale, i quali, se si pongono continuamente in equilibrio colle nuove condizioni energetiche ambientali, via via che esse mutino, tuttavia non tendono mai spontaneamente, cioé se non predisposti all? uopo dall? opera dell? uomo, a porsi in uno stato energetico stazionario, a far di tutto per mantenervisi quando soprag- glungano agenti perturbatori: é quanto ab- blamo sopra osservato a proposito di tale tendenza all'invarianza energetica che giá pre- senta, invece, il fenomeno piú elementare e piú generale della vita, quale e il metabolismo.

Appartengono a questa categoria di feno- meni di adattamento nuovo tutte quelle pro- duzioni di sostanze o di strutture che cellule o tessuti od organi producono da se stessi, a rl- paro o a difesa del proprio processo vitale dall” agente perturbatore. Cosi, p. es., sotto la luce solare troppo intensa, nociva al proto-

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plasma, la pelle s' imbrunisce a difesa di esso. Sotto 1? azione di agenti esterni di usura la pelle animale si ispessisce. L'epidermide delle foglie portate in un clima troppo caldo e secco diviene maggiormente impermeabile all'evapo- razione. Determinate nuove strutture si produ- cono p. es., nelle ossa non rimesse nella loro posizione normale dal chirurgo, nei gambi di frutti appesantiti artificialmente, e via dicendo come mezzi di resistenza a pressioni o tra- zioni, che minaccerebbero altrimenti la persi- stenza stessa del processo vitale. Le esperienze classiche di Dallinger e di Davenport hamno di- mostrato che gli infusori possono venire abt- tuati a poco a poco a sopportare temperature sempre piú alte, si da arrivare a tempenature tali che ucciderebbero qualsiasi altro individuo non acclimatizzato. Amebe ed infusori d*acqua dolce possono venire abituati, parimente, a poco a poco, a un tenore salino che da principio li avrebbe uccisi. E cosi via; e cosl via.

Ma il fenomeno piú caratteristico, che tutti rappresenta e riassume si puó dire i fenomeni di adattamento nuovo, e che ogni tossina, sia minerale sia prodotta da batteri che abbiano invaso 1” organismo, ha per risultato di far pro- durre dall? organismo stesso precisamente ed

esclusivamente quell” anti-tossina, capace di neutralizzarne gli effetti.

Donde deriva alla sostanza vivente questa meravigliosa proprietá di persistenza, questa capacita di reazione difensiva contro tutto cio che la minaccia, questa propria ed automatica «forza medicatrice della natura » contro ogni e qualsiasi malattia, che ha si spiccato carat- tere finalistico e provvidenziale e che si netta- mente la distingue dalla materia bruta? Dico che si nettamente la distingue dalla materia bruta, perché niente di simile a questo avviene mal in aleun processo fisico-chimico del mondo inorganico naturale, pel quale non sussiste, ne avrebbe aleun senso, il concetto stesso di agente « nocivo », quello di « malattia », quello di « forza medicatrice », implicanti tutti, e spe- cialmente 1? ultimo, una attivita di resistenza di fronte ad agenti pertubatori, la quale manca assolutamente nella materia non vivente.

Senza potere qui addentrarci in maggiori dettagli ci basti accennare come questa pro- prieta di persistenza, resistenza, automedica- zione, ecc., derivi, appunto, dalla tendenza tante e tante volte ormai rammentata a mantenersi o a riadaglarsi sempre in uno stato stazionario purchessia, quello di prima ora disturbato op- pur nuovo, che cellule, tessuti ed organismi in

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tutto il loro complesso derivano da tale identica tendenza, insita e connaturata, come abbiamo visto sopra, nel processo metabolico stesso.

11 protoplasma vivente, turbato che sia in questo suo metabolismo normale, e finché non riesce a ristabilirlo o a dar luogo a un processo metabolico nuovo, parimente stazionario, non ha requre; cioé a dire: il non essere esso piú in istato staziomario porta come inevitabile conse-- guenza che esso passa rapidamente e senza tre- gua per successive fasi assimilative e disassimi- lative, tutte diverse 1*una dall'altra, con relativa produzione caotica di sostanze esse pure con- tinuamente differenti, finché fra queste si pro- duca fortuitamente quella capace o di neutra- lizzare l'agente perturbatore o di dar luogo a un metabolismo nuovo, ora da capo stazio- nario, che fra i suoi elementi includa appunto anche questo agente, che cessa cos1 di essere perturbatore. Con questa ripresa d'uno stato metabolico stazionario, sia quello di prima sla nuovo, cioé col ristabilirsi d'un processo inva- riante, cessa ipso facto la produzione di sostanze continuamente nuove e non prosegue ormai che la produzione di cotesta sostanza, che fortuita- mente é riuscita a ricondurre 1”organismo alla stazionarietá fisiologica. Anzi, la produzione che cosi ormai continua di essa, anche al di di

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quanto sarebbe sufficiente a neutralizzare il quantitativo attuale dell” agente perturbatore, luogo al fenomeno dell'immunizzazione e rende possibile, come e noto, il metodo curativo dei sleri.

Il processo e stato paragonato, e sotto certi rispetti giustamente, dal Conklin e dal Zur Strassen (da quest* ultimo col nome di «so- - vraproduzione di opportunita »), a quello della sovraproduzione di movimenti, e del « trial and error », col quale la maggior parte dei beha- vioristi, e specialmente il Jennings, hanno cer- cato di spiegare i movimenti adattativi degli organismi, tanto inferiori che superiori, e che esamineremo nella sezione prossima. Infatti, la tendenza a rimanere o a porsi sempre in uno stato energetico stazionario, da parte di ogni processo vitale, elementare o complesso che sia, si attua, aneor qui, colla «scelta », cioé a dire, col trasformarle da fortuite in perma- nenti, di tutte quelle condizioni, sia esterne che interne, atte a rendere possibile il persi- stere o il ricostitursi della stazionarietá fisio- logica, vecchia o nuova che sia.

Facile sarebbe dimostrare come la spiega- zione Ora data renda conto anche della specia- lizzazione delle funzioni e della divisione del lavoro fenomeni e concetti ignoti nel mondo

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inorganico naturale che si sono prodotte a poco a poco nelle diverse parti dell'organismo durante il corso dell? evoluzione filogenetica; come questa specializzazione di funzioni da parte dei vari organi, dei vari tessuti, e delle stesse varie cellule, fissandosi e consolidandosi ogni giorno piú, durante la vita individuale, per il continuo aumento delle corrispondenti accumulazioni mnemoniche specifiche nei rispet- tivi nuelei, diminuisca via via questa facolta di adattamento nuovo posseduta dai tessuti e dalle cellule giovani e produca cosi 1? « invec- chiamento » di questi tessuti e di queste cellule, e conseguentemente di tutto l'organismo da essi formato; e come questo «invecchiamento » debba condurre o prima o poi, inevitabilmente, alla morte dell? organismo stesso. Ma su tutto ció non possiamo soffermarci neppure fugace- mente per giungere senz*altro alla conclusione di questa sezione, che e del tutto simile a quella tratta alla fine delle sezioni precedenti.

Cioeé che, anziché ostinarsi a ripetere, chiu- dendo gli occhi alla realta, che niente di « fina- listico » riscontrasi in questi fenomeni di adat- tamento nuovo della vita e che quindi essi pure debbano essere spiegabili colle sole proprietá della materia bruta, ben piú conforme al sano spirito positivo sia di cercare di afferrare

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quanto tutti questi diversi fenomeni di adat- tamento nuovo hanno in comune tra loro e in- vece di sostanzialmente diverso dalla materia inorganica, onde cercare di spiegarli con qual.- che ipotesi peculiare della vita; e come questa sia l'unica via che possa lasciar sperare frutti fecondi.

v.

Finalismo del comportamento degli organismi inferiori,

Potremo da ora in poi, in questa e nelle sezioni che seguono, procedere ancora piú ra- pidamente, perche il finalismo dei fenomeni che abbiamo ancora da passare in rassegna tanto piú si accentua quanto piú, oltrepassando i fe- nomeni piu elementari della vita e quelli fisio- logici in senso stretto, cl avviciniamo via via al fenomeni psichici propriamente detti.

Che il comportamento anche degli organismi piú inferiori si differenzi sostanzialmente da quello della materia bruta basta a dimostrarlo, anzitutto, il fatto per stesso che 1* animale sl muove per proprie forze interne, che esso e autonomo nei suoi movimenti, che non si abban- dona mai passivamente, finché e vivo, al puro

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giuoco delle energie esterne, come un pezzo di legno lasciato in balia dei flutti.

Che poi il loro comportamento abbia uno spiccato ed innegabile aspetto finalistico basta a dimostrarlo questa semplice osservazione che esso non mira ad altro che a mantenere 1”ani- male nel suo optimum ambientale o a ricon- durvelo appena 1”animale stesso venga a tro- varsi in condizioni ambientali diverse dalle solite.

Cosi 1? infusorio Paramectum ad ogni au- mento o diminuzione di temperatura reagisce in modo da mantenersi entro quei limiti che rappresentano il suo optimum. Lo stesso fa l'Euglena rispetto alla intensitá dell'illumina- zione ambientale. Le ostriche e le attinie, espo- ste che siano all? aria, si chiudono, si compor- tano, cioé, in modo da conservare invariato il proprio tenore ambientale di umiditá. Nell'in-

varianza ambientale va compresa anche la po- -

sizione dell'organismo rispetto alla gravitá. Da ció la tendenza a conservare o a ristabilire il proprio solito appoggio o la propria posizione normale. Cosi 1”ameba, sollevata dal fondo del- l'acquario, cerca coi suoi pseudopodi qualche corpo solido su cui riadagiarsi. La stella di mare ribaltata tende a raddrizzarsi. Lo stesso fa 1'at- tinia Cerianthus messa colla testa all'ingiú in

un tubo verticale pieno d'acqua. E potremmo moltiplicare simili esempi a piacere.

Ora il solo fatto che esista per gli organismi un simile optimum ambientale li differenzia senz”altro, sostanzialmente, da qualunque pro- cesso fisico-chimico del mondo inorganico natu- rale, pel quale una tale espressione non avrebbe neppure senso alcuno.

Evidentemente, questo tentare che fanno gli organismi, anche i piú inferiori, di evitare ogni variazione ambientale che li allontani dal loro optimum e ambiente optimum non é per essi che quello consuetudinario non e che la con- seguenza della loro tendenza piú volte sopra rilevata a mantenersi nel loro stato fisiologico stazionario, dalla quale vedemmo derivare la loro capacita stessa di adattamento. Invece di reagire all? agente perturbatore colla produ- zione metabolica di qualche contro-agente, che lo neutralizzi o lo distrugga, qui 1”organismo reagisce collo scansarlo, cioé con seariche nu- cleari che imprimono alle fibrille del proto- plasma date contrazioni e distensioni, atte ad allontanare 1”animale dalla perturbazione am- hientale minacciata.

Che i due processi, 1"uno di produzione me- tabolica di anticorpi e 1'altro di produzione di movimenti di scansamento, siano fondamental-

mente della stessa natura, lo dimostra 1*analogia stessa, che sopra vedemmo essere gia stata ril- levata anche da altri, fra i due fenomeni con cui questi processi s'iniziano, cioé di sovrapro- duzione di sostanze e sovraproduzione di mo- vimenti, cui segue la «scelta » da parte del- 1"animale della reazione fortuitamente riuscita.

E stato il Jennings, come é€ noto, che in special modo e piú magistralmente di qualsiasi altro ha osservato e descritto, negli unicellulari e negli altri organismi inferiori, questi proce- dimenti dell? « avoiding reaction » e del « trial and error », quali si sono presentati al suo avido e penetrante sguardo di osservatore mirabile,